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Piano nazionale di ripresa e resilienza: quanti fondi stanziati per la vera agricoltura?

Piano nazionale di ripresa e resilienza: quanti fondi stanziati per la vera agricoltura?

Il Piano Nazionale di Ripresa e Eesilienza (PNRR denominato anche Recovery plan) è stato spedito a Bruxelles e ora si attende il parere definitivo dell’UE, che dovrebbe fare arrivare in Italia i primi 25 miliardi entro l’estate.

Il piano prevede complessivamente entrate per 222 miliardi che saranno spalmati su sei aree di intervento. Più precisamente: digitalizzazione e innovazione; transizione ecologica (che assorbe il 30%); infrastrutture e mobilità; salute; istruzione e ricerca; inclusione e coesione.

Le misure riguardanti l’agricoltura sono per lo più inserite all’interno della cosiddetta seconda Missione, dove si parla di Transizione ecologica, con un investimento di 2,8 i miliardi necessari a “Sviluppare una filiera agroalimentare sostenibile”. Qualcuno sostiene che sono pochi, ma non è dello stesso avviso il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli che, come riporta l’Ansa, “con il Piano nazionale di ripresa e resilienza bisogna essere in grado di realizzare quel cambio di paradigma per l’intero settore agroalimentare di cui il Paese necessita“.

Sottolineando che per innovare e rendere sostenibile l’intera filiera agroalimentare sono stati stanziati oltre 6,8 miliardi di euro così suddivisi “800 milioni per la logistica, 1,5 miliardi per sostituire le coperture degli stabilimenti agricoli con impianti fotovoltaici (il cosiddetto agrisolare), 500 milioni per l’ammodernamento delle macchine agricole e 1,2 miliardi, nel fondo complementare, per i contratti di filiera, che spingeranno il settore agricolo verso un’innovazione profonda. Inoltre abbiamo stanziato quasi 2 miliardi per lo sviluppo delle produzioni e delle tecnologie inerenti il biogas e il biometano e 880 milioni per gli invasi e il sistema irriguo, così da aumentare la capacità di raccolta dell’acqua piovana, proteggendo questa risorsa fondamentale, per noi e per l’ambiente”.

Per contro Maria Grazia Mammuccini presidente di Federbio è molto più critica quando dice che “il Pnrr è l’avvio di una transizione tecnologica che segna un miglioramento rispetto alla fase precedente. Tuttavia l’assenza persino delle parole “agroecologia” e “agricoltura biologica” – per non parlare delle politiche che queste parole sottintendono – rivela un limite grave. L’idea di agricoltura che permea il Pnrr non è centrata sul cibo, sulla salute dei campi e – di conseguenza – sulla salute delle persone. Ma sulle esigenze del sistema industriale. I campi sono pensati come un’appendice delle fabbriche. Di qui le scelte concrete: fotovoltaico, isolamento termico dei fabbricati, tecnologie per l’agricoltura di precisione o smart (le due espressioni che ricorrono più spesso). Innovazioni – in sé –positive. Ma complementari. Quello che manca è la sostanza. Il riconoscimento che l’agricoltura e l’allevamento intensivi che si sono sviluppati negli ultimi decenni sono concausa importante della crisi climatica, dell’inquinamento delle falde idriche, dell’inaridimento dei suoli, della riduzione della biodiversità”.

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